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Edizione Maggio 2018 - speciale Efpa Italia Meeting 2018
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Maggio 2018

Emanuele Carluccio, presidente SQC (Standard Qualification Committee) Esma, fallito l’obiettivo del terreno comune su conoscenze e competenze

Intervista a Emanuele Carluccio, presidente SQC (Standard Qualification Committee)
di Efpa Europe

Per il presidente SQC (Standard Qualification Committee) di Efpa Europe serve in Italia un nuovo regolamento per uniformarsi alle soluzioni individuate a livello europeo.
La seconda versione della direttiva europea sui servizi d’investimento può sicuramente favorire lo sviluppo della certificazione professionale.
Ma l’applicazione delle linee guida Esma nei singoli Paesi finora ha deluso le aspettative di quanti si aspettavano regole comuni nei singoli Paesi in materia di accertamento delle competenze e delle conoscenze. Come spiega Emanuele Carluccio, presidente SQC (Standard Qualification Committee) di Efpa Europe, alla Newsletter di Teseo.

Carluccio, cosa rappresenta il sistema di certificazione professionale Efpa oggi in Europa?
Efpa, con i suoi quasi 20 anni di storia, con i suoi 35.000 certificati e con la sua presenza consolidata in 11 paesi europei, rappresenta la realtà di riferimento per la certificazione delle competenze professionali dei financial advisor e dei financial planner.

La Mifid 2 a suo giudizio favorisce o penalizza lo sviluppo della certificazione in generale e quella di Efpa in particolare?
La Mifid 2 nel complesso, e la parte della regolamentazione nazionale dedicata al recepimento delle linee guida Esma sulle conoscenze e competenze più nello specifico, hanno sicuramente favorito lo sviluppo della certificazione professionale e quella di Efpa in particolare. Gli intermediari finanziari, infatti, sono stati chiamati a una seria riflessione sulle maggiori tutele da offrire al loro pubblico di clienti investitori presidiando anche il livello di competenze del personale addetto alla gestione della relazione con il cliente stesso. Un consulente più preparato infatti non solo è in grado di cogliere meglio le esigenze del cliente con cui si relaziona - in termini di obiettivi perseguiti, orizzonte temporale a disposizione, disponibilità e capacità di assumersi dei rischi e di tollerare delle perdite - ma anche e soprattutto riesce a valutare con maggiore senso critico i diversi prodotti/strumenti che fanno parte del catalogo della banca.  In tal modo, il consulente più preparato opera arrivando ad offrire un servizio che non si limita a una mera proposizione commerciale di una qualsiasi soluzione di investimento.     

È soddisfatto di come i vari Paesi hanno recepito le linee guida Esma sulle conoscenze e competenze?
La ricerca condotta da Efpa - e che verrà presentata nel corso del prossimo meeting di Riccione - evidenzia chiaramente come il grado di difformità con il quale i diversi regulator nazionali hanno adottato a livello locale le linee guida dell'Esma in materia di conoscenze e competenze è talmente elevato da portarci a considerare fallito l'obiettivo di creare un terreno comune, con pari regole e pari vincoli, tra gli intermediari finanziari attivi, a livello europeo, nel servizio di consulenza in materia di investimenti. L'obiettivo quindi che Esma si era prefissata di ottenere è stato perseguito solo in parte. Ciò che emerge con evidenza è il fatto che alcuni profili qualificanti della proposta iniziale - quali per esempio la separatezza/indipendenza tra chi eroga la formazione e chi certifica l'avvenuta acquisizione delle competenze richieste, oppure la gamma e la tipologia dei titoli di studio riconosciuti validi, oppure ancora il tipo di esperienza che può, in parte, essere preso in considerazione per sopperire all'eventuale mancanza dei titoli di studio richiesti - sono stati recepiti in modo talmente difforme da sollevare una seria riflessione sull'opportunità magari di tornare con un ulteriore intervento regolamentare più puntuale e vincolante in modo tale da uniformare maggiormente le soluzioni adottate a livello europeo.   



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